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di Ignazio Licciardi
2005: dal 2 Gennaio al ... 13 Aprile 2008 (pagg.27)
post pubblicato in Caro papà, ..., il 13 aprile 2008


Carissimo papà,

Oggi, è giorno 13 Aprile 2008. Giorno di Elezioni per l’ennesimo rinnovo della Camera del Senatori, della Camera dei Deputati e del Parlamento della Regione Sicilia. Ma non è di questo che voglio parlarti. Sarebbero, purtroppo, discorsi inutili. Tutto è già ben realizzato a causa di una “strana” Legge elettorale (a livello nazionale) e per “strane” coalizioni che si determinano per eleggere il Presidente della Regione Sicilia (a livello locale): in parole povere, a livello nazionale, tutto è stato prima deciso a tavolino dalle “Caste” dei Partiti; a livello locale, invece, chi è stato, per esempio, letteralmente buttato fuori dal Centro Sinistra (ti parlo soltanto delle parti che riguardano noi, papà!) collaborano per eleggere lo stesso Presidente!? No, papà, non voglio parlarti di queste “stranezze”! Voglio soltanto dirti che, giorni addietro, una mia allieva mi scrisse, dicendomi che suo nonno stava male e che temeva per … E aggiungeva che, forse, sarebbe stato meglio che … Bene, io così le ho risposto:

“Vorrei tanto che il mio papà fosse ancora qui con me, con noi! E non immagini, forse, quanto! Non si tolgono dalla mente i giorni in cui lo accompagnavo d’ospedale in ospedale, perché volevamo che potesse risolvere i suoi problemi degli ultimi mesi. Usciva da casa e qualche anima pia ce lo riportava sanguinante, perché cadeva senza rendersene conto! Eppure era intatto il suo senso dell’humour. Quando i medici lo visitavano, era orgoglioso di essere capace di stare in piedi e su una sola gamba, se gli chiedevano di tenerne alzata una. Mi ricordo che, quando lo trasferivamo da un reparto all’altro per Tac e controlli vari, rifiutava di essere aiutato a salire sull’ambulanza. Leggeva sempre, anche in ospedale, sottolineando, sì, maniacalmente, ogni parola, la cerchiava, la metteva in riquadro. La notte, io accostavo la mia sdraio accanto al suo letto, perché ero certo che non m’avrebbe mai svegliato per dirmi che doveva andare in toilette! E, poi … l’intervento, sì, ad un vecchietto quale lui oramai era. Il suo aver la testa bendata per l‘intervento andato … bene; il suo voler ri-fare i suoi … "primi passi" e ... il suo vedere al posto delle pareti bianche delle sale dell’Ospedale le immagini della sua giovinezza che trascorreva ad Ustica nella villa del suo amato nonno. Il suo dirmi ripetutamente:”Ignazio, andiamo a casa, la mamma sarà preoccupata”. Io lo rassicuravo e lui mi diceva: “va bene”! E, poi, il suo chiedermi continuamente i suoi occhiali che mancavano di una lente, a causa della sua ultima caduta. E, poi, una sera, dopo averlo salutato, affidandolo ad una specie di badante - perché … non so perché lo abbiamo fatto (non me ne darò mai pace) - … una telefonata, la corsa in ospedale e, poi, il silenzio che ancora dura. Quanti baci gli ho dato, mia cara, tu non riesci neppure ad immaginarlo e … quanti gliene darei ancora!

Non so, perché ti scrivo queste cose, ma …

Ciao, ti auguro che il tuo nonnino possa riprendersi e possa vivere 1000 anni …”

Sì, le ho scritto queste cose, ma … dimmi tu che ne pensi, papà? Forse che io, mentre baciavo il tuo viso immobile e sempre più freddo, mi dicevi: “ma perché guardi ancora al corpo, se la mia anima è finalmente libera”? Mi dicevi questo, papà?


Palermo, 13 Aprile 2008
                                                                                                                                      Ignazio




permalink | inviato da Notes-bloc il 13/4/2008 alle 12:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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