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di Ignazio Licciardi
OGNUNO DI NOI PUO' FARE QUALCOSAAAAA
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 22 maggio 2006


 

testata

Newsletter Numero Speciale - del 22 maggio 2006


Cari amici, ci siamo: il 28 maggio si vota.
Tutti noi abbiamo lavorato per dare ancora più forza alla scelta di Rita, l'abbiamo sostenuta e abbiamo progettato, con lei, una Sicilia diversa: lo staff di Rita, i 200 comitati, migliaia di volontari, 20 mila partecipanti ai Cantieri , per la costruzione del programma partecipato: un popolo unanime.
Da oggi abbiamo solo una settimana, 7 giorni in cui si decideranno le nostre sorti.
Nei nostri giri elettorali per la Sicilia con Rita abbiamo visto con chiarezza che il fronte in favore dell'attuale presidente dà segni di cedimento, è dunque arrivato il momento di dare una spallata decisa, tutti insieme, all'attuale sistema di potere.

OGNUNO DI NOI PUO' FARE QUALCOSA:
scaricare volantini, manifesti e programmi dal sito , stamparli, affiggerli e diffonderli nelle buche delle lettere, nelle strade e nelle piazze. Può indossare i gadget , applicare gli adesivi nell'auto, esporre i lenzuoli, può scaricare gli spot e i comunicati radio e farli vedere ed ascoltare ai propri conoscenti.
Ognuno può prefiggersi l'obiettivo di convincere un indeciso, o una persona che voterà per una lista di destra, ad apporre una "X" sul simbolo di Rita Borsellino Presidente.

E' un piccolo segno, ma un grande gesto d'amore per la nostra regione.




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Leggete quanto scrive il Prof. Franco Blezza relativamente a ... ordini professionali ...
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 22 maggio 2006


Ai colleghi Pedagogisti Accademici

per posta elettronica

 

 

Carissimi colleghi,

 

   guardate un po’ che cosa ho trovato, navigando nel sito della Società Italiana di Fisica www.sif.it , un sodalizio (vi assicuro…) molto autorevole e rappresentativo. Anche i Fisici vogliono un loro ordine professionale.

 

   Dopo la recentissima apertura di un numero ancora da determinarsi di ordini professionali nella Sanità (ma saranno almeno 4-6), e dopo il rafforzamento degli ordini esistenti, davvero c’è di che riflettere.

 

   Dall’URL http://www.sif.it/professione_fisico_it.php, potete scaricarvi i tre documenti, che non vi allego alla presente per non appesantirvi la casella di posta. Se non avete modo di scaricarveli, scrivetemi che ve li invio volentieri.

 

Professione Fisico

La SIF intende promuovere una proposta di legge per l'istituzione della Professione di Fisico e del relativo Albo professionale. Sono stati preparati due documenti: la relazione illustrativa delle motivazioni che hanno indotto la SIF a proporre l'istituzione di un Albo professionale e del relativo Ordine, nonché dell'attuale situazione italiana ed europea, e un possibile articolato per la necessaria proposta di legge.

I Soci possono inviare osservazioni, suggerimenti ed emendamenti entro il 31 maggio 2006 a sif@sif.it (mail address)in modo da arrivare a una proposta largamente discussa e condivisa. Delle osservazioni e dei suggerimenti ricevuti sarà tenuto conto nella redazione del documento finale che, dopo approvazione del Consiglio di Presidenza della SIF (entro giugno 2006) sarà sottoposto a referendum SI-NO da parte dei Soci SIF, entro settembre prima del Congresso, in modo che l'Assemblea possa deliberare in merito.

o                      Leggi la relazione del gruppo di lavoro SIF in formato pdf (ftp link)

o                      Leggi la proposta di legge in formato pdf (ftp link)

o                      Leggi la lettera del Presidente ai soci in formato pdf (ftp link)

    Intendiamoci: tra di noi ci sono diverse posizioni, e una professione può essere riconosciuta anche per altre vie, quali la certificazione societaria europea: del resto, lo vado scrivendo da anni, anche nelle riviste e nel sito della SIPed. Vi ho informato perché la nostra professione non ha certo minor titolo ad essere riconosciuta come le numerose che già lo sono, e quelle che lo stanno diventando o che cercano di diventarlo, come appunto quella del Fisico.

 

   Per qualunque approfondimento, contattatemi. Con lo spirito di colleganza di sempre

                                                                                       Franco Blezza   




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Proteo Fare Sapere "News", ANNO VI - n. 5 del 22 maggio 2006
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 22 maggio 2006


Proteo Fare Sapere "News"

ANNO VI  - n. 5 del 22 maggio 2006
Via Leopoldo Serra 37  00153 Roma
Tel. 06/587904 Fax 06/5885560

segreteria@proteofaresapere.it

www.proteofaresapere.it


Sommario

Edizione straordinaria

_____________________________________

 

DELIBERA E DOCUMENTO CONGRESSUALE APPROVATI  DAL CONSIGLIO GENERALE DI PROTEO FARE SAPERE DEL 28 APRILE 2006

La delibera approvata il 28 aprile 2006 dal Consiglio Generale di Proteo Fare Sapere 

IL consiglio generale approva le tesi del secondo congresso di Proteo Fare Sapere che costituiscono assieme al regolamento ed alla modulistica gli strumenti concreti per celebrare il congresso. 

Delibera che gli esecutivi di Proteo Fare Sapere si riuniscano entro il mese di maggio e definiscano data e modalità per celebrare il loro congresso regionale ed eventualmente i  pre-congressi provinciali. 

Le date ed i titoli dei congressi regionali, da celebrarsi nel mese di settembre ed ottobre, debbono essere inviati all'ufficio di segreteria nazionale entro il mese di maggio. 

Il congresso nazionale si terrà in Roma il 10 novembre 2006. 

E' convocato in Roma  un nuovo consiglio generale a fine giugno per puntualizzare i calendari dei congressi regionali e monitorare l'avvio dei congressi stessi.

II CONGRESSO NAZIONALE DI PROTEO FARE SAPERE

DOCUMENTO CONGRESSUALE

1- Rendicontare 

1.1           1.1  I successi 

Il secondo congresso di Proteo Fare Sapere si celebra forte di un successo: il nuovo statuto ha retto alla prova, la nostra associazione è radicata in tutto il paese. Proteo Fare Sapere ha promosso iniziative, ha aiutato, pur nella sua gelosa autonomia professionale, la CGIL Scuola prima  e la FLC CGIL oggi ad utilizzare il linguaggio professionale per comunicare con migliaia e migliaia di colleghi.   Proteo Fare Sapere offre servizi professionali di indubbia qualità: quali i corsi di preparazione per i concorsi, l’accoglienza professionale ai neo-assunti in ruolo ed un luogo dove analizzare tendenze e processi di medio e lungo periodo riguardanti il mondo della conoscenza.   Il nostro profilo, pubblicato per le Edizioni Valore Scuola, é uno strumento utile, nella fase di  verifica del nostro congresso, per analizzare il lavoro svolto dai nodi territoriali, regionali e nazionale. 

1.2  I limiti 

Non ci nascondiamo i limiti del nostro operato, che debbono essere oggetto di puntuale analisi per essere superati, e tra questi segnaliamo:

  • la difficoltà delle strutture a sostenere forme di documentazione e certificazione adeguate al protocollo nazionale;

  • la conferma di una buona e tradizionale cultura del tesseramento;

  •  la mancata consapevolezza, da parte del gruppo dirigente diffuso, dell’imponenza del lavoro svolto su tutto il territorio nazionale dall’arcipelago Proteo Fare Sapere;

  • la ristrettezza a cui ci ha condannato l’obbligo di difendere i valori della conoscenza come bene comune, minacciati dalle controriforme della Moratti. Il dover  “difendere i torni e i macchinari in attesa della ricostruzione!” ha, di fatto, limitato il nostro agire.

1.2           1.3  Le nostre ricerche per analizzare la società della conoscenza 

Siamo, però, stati in sintonia  con i fermenti  espressi anche dai movimenti internazionali “antiglobalizzazione” e da essi abbiamo tratto alcuni insegnamenti. Già nel primo congresso di Proteo Fare Sapere abbiamo posto il problema di rileggere la nostra essenza professionale da un punto di vista diverso da quella tradizionale e separato: scuola, università e ricerca. Un punto di vista che prende atto che siamo già dentro  la società della conoscenza  dentro la  quale ci possono essere  nuove opportunità di cittadinanza, nuove contraddizioni e nuove  violente forme di sfruttamento. Per una fortunata coincidenza abbiamo, dunque, anticipato- facendo così il nostro mestiere - alcuni ragionamenti che sono stati alla base del congresso di fondazione della federazione lavoratori della conoscenza. 

1.3           1.4  Difendere la memoria 

Abbiamo contribuito a difendere la memoria storica contro un revisionismo ascientifico che sulle questioni dell’ultima guerra mondiale, sulla Shoah e sulla Resistenza proponeva letture negazioniste e minimizzanti e sosteneva  interpretazioni false e funzionali a legittimare politicamente parti consistenti dello schieramento del centro destra. Sul 27 gennaio, giorno della memoria, abbiamo investito, siamo stati perno e stimolo per centinaia di iniziative e la proposta di un minuto di silenzio alle ore 11,54 ora in cui le truppe sovietiche sono entrate ad Auschwitz, è  diventata pratica comune di migliaia e migliaia di scuole, tanto che perfino il MIUR ha dovuto prenderne atto, inserendo la celebrazione di questa ricorrenza nelle iniziative ufficiali. 

1.4           1.5  Lotta alla Moratti 

Abbiamo fatto il nostro dovere, partecipando con altri, ai movimenti quali il Tavolo “Fermiamo la Moratti” e denunciando la pochezza professionale, i limiti  e le miserie culturali delle diverse riforme Moratti. Dalla denuncia della farsa delle prime sperimentazioni che anticipavano la riforma nelle materne ed elementari, alla difesa del diritto a non applicare le indicazioni provvisorie nell’infanzia e nella primaria, al sostegno a chi non intendeva adottare i libri di testo “modello” Moratti, alla denuncia della loro infondatezza scientifica, alla raccolta con altri di ben 18 mila firme di docenti delle superiori contro il doppio canale. La nostra associazione con altri è stata in grado di organizzare, e bene, la resistenza professionale alla controriforma Moratti. 

1.5           1.6  Approfondimenti sull’autonomia 

Abbiamo continuato a studiare,   ricercare e fare della buona divulgazione. Il nostro lavoro di approfondimento consegna a tutti un’elaborazione assolutamente originale sul concetto d’autonomia. Per noi - ad esempio- la rete di scuole, autonomie funzionali, sono la proiezione organizzativa del modello con cui si costruisce oggi la conoscenza ed il suo senso, poiché la conoscenza si esplicita anche ed essenzialmente se i suoi nodi sono aperti e connessi e appunto si fanno rete. La conoscenza  si esplica se i suoi modelli di rete divengono una mappa per rileggere e reinterpretare continuamente la realtà. Parla a questo proposito  per noi il convegno di Napoli dell’11 novembre 2005. 

1.6           1.7  Valutazione: proposte ed un metodo di lavoro 

Abbiamo fatto sul tema della valutazione un ottimo lavoro di ricerca, attraverso seminari con testimoni privilegiati ed operando comparazioni tra scuola, ricerca ed università che ci permettono di uscire dall’asfittico osservatorio della scuola per reinquadrare in una visione più ampia il tema della valutazione e di poter fare così proposte di merito. Inoltre questo nostro lavoro di ricerca  ci offre un nuovo metodo di lavoro per i nostri studi. 

 

2- Gli orizzonti di Proteo Fare Sapere

2.1  La conoscenza oltre lo stato sociale

La conoscenza non è più solo una funzione dello stato sociale, una condizione da garantire.  E’ motore di sviluppo sostenibile e di democrazia.La società della conoscenza può rappresentare un’opportunità di sviluppo delle potenzialità umane straordinaria, può davvero accumulare un sapere democratico, condiviso che consenta di costruire uno sviluppo sostenibile, sconfiggere le disuguaglianze, trovare forme di energia pulita, risolvere il problema della fame e sconfiggere le malattie.Se non saranno garantite le condizioni dell’accesso alla conoscenza, non si creeranno le premesse indispensabili per il superamento dello sviluppo insostenibile, il pianeta sarà ulteriormente violentato dalla logica dello sfruttamento e del mercato come unico strumento regolatore delle umane relazioni. 

2.2 La conoscenza è un valore in sé 

In una società in cui l’accesso al sapere, la quantità e la qualità della conoscenza, costituiscono il discrimine per l’esercizio attivo dei diritti di cittadinanza, la qualità della conoscenza diventa essa stessa un valore in sé, un diritto inalienabile ed uno strumento indispensabile per un diverso e compatibile modello di  sviluppo. La conoscenza deve  essere considerata bene comune, la cui salvaguardia richiede una responsabilità collettiva in grado di garantire i diritti individuali ed il rispetto della sua naturale immaterialità che ne consenta la continua diffusione.La qualità della conoscenza diventa essa stessa diritto inalienabile della persona. 

2.3 Principio di laicità 

Esiste un nesso importante fra laicità e libertà, soprattutto di pensiero.   Lo stato laico regola la convivenza civile fuori da precetti confessionali di qualunque tipo proprio perché i cittadini sono tutti uguali di fronte alla legge, la quale non pone ostacoli ai comportamenti e alle scelte personali dettate dall’adesione a questa o a quella fede, a meno che tali comportamenti non danneggino gli altri cittadini. La questione non riguarda tanto l’abusata contrapposizione tra fides e ratio, quanto quella tra fallibilismo e infallibilismo, tra una verità che si costruisce piano piano con fatica e non pretende di imporsi e una verità che promette salvezza a chiunque vi si sottometta, tra una ragione che misura la propria gratuità e finitezza e una ragione che nell’imposizione del fondamento trova il proprio segno e la propria giustificazione.  La ricerca, la scuola, l’Università ed i luoghi della creazione artistica  visiva, musicale e multimediale sono per antonomasia  aree di libertà e di rispetto delle diversità, sono una risorsa per educare alla tolleranza ed all’accoglienza di tutti.  Proteo Fare Sapere ha dinnanzi a se un compito notevole:  affermare che l’assolutismo politico e religioso di cui troppi abusano è l’anticamera dell’oscurantismo, negazione dei principi fondanti della ricerca.  

2.4 La conoscenza è un bene comune 

La produzione della conoscenza non può essere considerata alla stregua della produzione di una merce e non può soggiacere alle dinamiche del mercato che peraltro si sta sviluppando senza limiti e senza regole, nell’ottica esclusiva di un ritorno economico a brevissimo termine.   In una società che sta superando la tradizionale scansione temporale formazione, lavoro, pensione e in cui il bisogno di conoscenza accompagna le persone per tutto l’arco della loro vita, l’idea della conoscenza come bene comune e diritto universale deve permeare la riforma dello stato sociale, le politiche formative e la declinazione del diritto alla fruizione.  

2.5 Libero accesso alle scoperte scientifiche

La tendenza a brevettare tutte le scoperte scientifiche appartiene all’inaccettabile decisione di estrarre profitto dalla conoscenza che invece può e deve essere fruita da un numero grande quanto si vuole di consumatori senza perdere per questo il suo valore d’uso. Nascondere una invenzione per massimizzare il profitto ormai è pratica comune. E’  nostra convinzione che la conoscenza sia un  bene comune, un diritto universale quindi pensiamo che ostacolarne l’accesso  sia un moderno crimine. Sosteniamo quindi paesi come l’India ed il Sudafrica che dispongono di leggi sui brevetti che antepongono all’interesse commerciale il diritto alla vita ed i diritti collettivi.   Brevettare un'invenzione, quando questa può portare benefici alla salute, alla possibilità stessa di vivere per molti esseri umani, per impedirne l’utilizzazione è un crimine, così come è un crimine ostacolare la ricerca per interessi economici od orientarla in direzioni utili solo a pochi. 

2. 6 Un “tribunale” internazionale “Galileo Galilei ”  per la libera circolazione della conoscenza 

Le attività della conoscenza sia di ricerca, d’insegnamento, che di creazione artistica debbono essere autonome e socialmente responsabili. Non si possono quindi  accettare interferenze politiche, religiose o vedere soffocare la ricerca per questioni di mercato. Troppi episodi di interferenza, troppi bavagli, troppi limiti vengono posti alla creazione artistica, all’insegnamento ed alla ricerca.    E’ difficile ma possibile valutare i  danni che queste  censure provocano all’umanità.  E’  tempo che a livello internazionale, e lo proponiamo innanzitutto all’internazionale dell’educazione e ad altri organismi internazionali del mondo della cultura della scuola, della scienza e della ricerca,  si istituisca un “tribunale” che sulla traccia  di Amnesty International  pubblichi ogni anno un rapporto, che denunci questi nuovi crimini, che crei una consapevolezza collettiva di quanto possa essere feroce e insensato mettere bavagli, censurare la conoscenza.  

2. 7 Autonomia ed indipendenza professionale 

Le autonomie delle istituzioni scolastiche, universitarie e di ricerca  in varia misura garantite dalla Costituzione, sono strumenti per tenere insieme due principi costituzionali: la libertà di ricerca e di insegnamento, garanzia di una società libera e pluralista, e l’obbligo, per la Repubblica, di garantire il diritto allo studio e di promuovere lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnologica.  Nell'impostazione di Proteo Fare Sapere  l’autonomia è esercizio di responsabilità.  Programmazione-autonomia-valutazione è la sequenza entro cui esercitare la propria responsabilità. L’autonomia è partecipare da parte di tutti al processo decisionale. Solo così, infatti, l’autonomia dell’istituzione è proiezione a livello di organizzazione delle libertà di insegnamento e di ricerca.

2.8           2.8  Se 18 anni vi “sembran” troppi 

La complessità e la velocità dei cambiamenti culturali, sociali, e del lavoro richiedono, per essere cittadini consapevoli, saperi e competenze più sofisticati e consolidati, quindi una più lunga e ricca formazione di base. Così chiede anche l’Europa.  L’uguaglianza delle opportunità passa attraverso l’acquisizione di un’autonoma capacità di fruizione delle conoscenze, senza la quale non può effettivamente attuarsi la formazione lungo tutto l’arco della vita. Per questo va ripristinato l’istituto Costituzionale dell’obbligo di istruzione, come responsabilità degli adulti nei confronti dei giovani, elemento cardine di un sistema scolastico inclusivo, in sostituzione del più debole diritto dovere. Per questo  l’innalzamento dell’obbligo di istruzione fino a 18 anni di età per elevare il livello culturale del nostro Paese e il senso critico dei cittadini e per evitare il rapido scivolamento nelle posizioni marginali dello sviluppo è  una scelta di civiltà.

  

3   I  compiti di Proteo  Fare Sapere

3.1 Accogliamo la sfida della FLC CGIL

Il documento conclusivo del congresso fondativo della FLC CGIL ci ha lanciato una sfida  che riportiamo  integralmente nel nostro documento congressuale:  

Studiare, conoscere, discutere

FLC associa lavoratrici e lavoratori che formano uno straordinario serbatoio di conoscenze e competenze culturali e professionali.

Utilizzare le potenzialità rappresentate da questi saperi diffusi consentirebbe di disporre di un formidabile “serbatoio di cervelli”, che fino ad oggi il sindacato ha saputo valorizzare e stimolare solo in minima parte. Scontiamo in particolare qui la tradizionale separatezza tra i luoghi della riflessione e quelli dell’agire politico, ma registriamo anche una ancora scarsa consapevolezza circa il fatto che la complessità dei fatti che abbiamo davanti richiede la valorizzazione di tutte le competenze.

La natura “orizzontale” di FLC, e l’essere in una fase di straordinari mutamenti …. impongono di rimuovere questo limite e di trovare le forme ed i modi per recuperare questa grande risorsa di elaborazione. ….. In particolare occorre:……

•sviluppare il rapporto con Proteo Fare-Sapere, un’associazione professionale già riconosciuta dal Miur e dotata di autonoma fisionomia, di proprie sedi di decisione e con ampia esperienza;

•mettere in rete le risorse intellettuali in modo da attivare sinergie tra le competenze;

•predisporre sedi fisiche o telematiche attraverso cui dialogare e costruire opportunità di scambio con i saperi diffusi. 

Proteo Fare Sapere  accetta questa sfida.

3.2 Confermare, allargare

Proteo fare Sapere intende infatti confermare la propria attività di servizi professionali per la scuola (vedi rendicontazione)  che intende allargare al resto del mondo della conoscenza e si prepara ad innestare su di essa una nuova sfida: allargare l’associazione al mondo della Ricerca e dell’Università. Il congresso deve essere l’occasione per includere negli esecutivi colleghi provenienti dall’Università e dalla Ricerca ma soprattutto vanno istituiti - sul modello del comitato tecnico scientifico  nazionale - comitati tecnici e scientifici di Proteo Fare Sapere  regionali quali luoghi di incontro fattivo.

20 comitati tecnici scientifici sono almeno 400 cervelli che si incontrano,  promuovono idee, esplorano nuove prospettive, implementano il lavoro dell’associazione, aiutano la FLC CGIL a parlare con il linguaggio professionale al vasto mondo della Scuola, Università, Ricerca e della Creatività Artistica. 

3.3 Sciogliere nodi 

Proteo Fare Sapere da sempre anticipa tendenze e ragionamenti, crediamo che ci siano le condizioni - ed è anche un modo per far conoscere al mondo della Ricerca e dell’Università Proteo Fare Sapere - per aprire nelle università e nei luoghi di ricerca e nelle scuole un ragionamento sugli orizzonti, sui problemi, sui nodi che  stanno alla base della ricerca. Proteo Fare  Sapere si deve impegnare a promuovere dei momenti di riflessione in ogni Università Italiana ed in ogni centro di ricerca. Questo può anche essere un modo per riaprire con la docenza e con i ricercatori un dialogo sul merito del loro lavoro e può aiutare gli insegnanti di aula ad uscire dalla loro aula. La traccia del nostro lavoro potrebbe essere una sorta di “Carta   per la libera circolazione della conoscenza come bene comune” e far crescere la nostra proposta del  tribunale internazionale “Galileo Galilei” 

3.4 Seminari e convegni per sostenere l’obbligo scolastico a18 anni 

L’obiettivo è quello di raggiungere l’obbligo scolastico a 18 anni a fine legislatura. Proteo Fare Sapere  lavorerà  per contrastare l’accusa di scarso realismo che viene rivolta al progetto dell’obbligo a 18 anni. L’istituzione della scuola media unica, temuta ed avversata, fu fattore di equità e di sviluppo sociale. Oggi come allora  non si tratta di iperrealismo o scarso realismo, entrambi nemici della realtà, ma di una necessità. Lavoreremo per promuovere seminari e convegni, per studiare didattiche, curricoli, ragioni, atteggiamenti professionali per dimostrare che si può fare, che l’obbligo a 18 anni è possibile. 

3.5 Ricostruire  

Prima di tutto dovevamo “difendere i torni e i macchinari in attesa della ricostruzione”.   Ora la resistenza è finita, dobbiamo fare una buona Scuola, della buona Ricerca ed una buona Università; le stesse energie profuse nel periodo precedente dobbiamo impiegarle  nella fatica del ricostruire.   Noi non mancheremo di fare il nostro dovere, come abbiamo sempre fatto: laddove ci saranno colleghi che si interrogheranno sul senso del loro lavoro Proteo Fare Sapere ci sarà, laddove ci saranno colleghi che cercheranno di migliorare i contenuti del loro lavoro Proteo Fare Sapere ci sarà.   Proteo Fare Sapere compie quest’anno 25 anni - un quarto di secolo-  ha una storia dignitosa ed un futuro intrigante dove vale la pena spendere il proprio tempo, le proprie energie e la propria azione di volontariato. 

3.6 . Il congresso  

Il regolamento congressuale, assegna un ruolo centrale alle assemblee regionali, non solo perché, salvo diverso disposto da parte dei rispettivi esecutivi, semplifica le procedure elettive dei gruppi dirigenti, ma perché rappresenta l’occasione per affermare, far conoscere, praticare i progetti del nuovo corso di Proteo Fare Sapere.   Immaginiamo assemblee regionali con titoli congressuali diversi dove si offre ai soci Proteo Fare Sapere l’opportunità per  riflettere, l’occasione per far conoscere i nostri temi come campi di esplorazione e di ricerca, una piacevole offerta d’arricchimento professionale. Immaginiamo che nel mese di settembre ed ottobre in 20 regioni italiane si tengano dei congressi-seminari dove si comincia a praticare l’allargamento di Proteo Fare Sapere,  dove le risorse intellettuali di quella regione possano esprimersi e dire la loro su nodi tanto delicati come quelli che prospetta la nuova società della conoscenza.

    Omer Bonezzi,  presidente Proteo Fare Sapere      

 

 




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30 Giugno 2006 a FIRENZE!!! CONGRESSO NAZIONALE DELL'ANDU
post pubblicato in Notizie ..., il 22 maggio 2006


Agli iscritti all'ANDU (Associazione Nazionale Docenti Universitari)

CONGRESSO NAZIONALE DELL'ANDU
30 GIUGNO 2006 A FIRENZE

L'Assemblea nazionale dei Coordinatori di Ateneo dell'ANDU, riunitasi il 20.5.06 a Firenze, ha deciso di convocare il Congresso nazionale dell'ANDU (v. articolo 7 dello Statuto - per il testo dello Statuto:
http://www.bur.it/sezioni/ANDU_Statuto.rtf ), che si terrà il 30 giugno 2006, con inizio alle ore 12, a FIRENZE per:
1. valutare la situazione dell'Università, con particolare riferimento alla prima fase della nuova legislatura;
2. discutere e aggiornare le posizioni dell'ANDU (v. in calce la sintesi delle Proposte dell'ANDU);
3. definire il rapporto con le Istituzioni e con le altre Organizzazioni della docenza;
4. approvare le modifiche allo Statuto (si propone, in particolare,
l'allargamento delle figure che si possono iscrivere all'ANDU, l'aumento del Componenti dell'Esecutivo nazionale, la costituzione dei Collegi dei Revisori dei conti e dei Probiviri);
5. ratificare gli ultimi bilanci sociali dell'ANDU (comma 2 dell'articolo 6);
6. eleggere il nuovo Esecutivo nazionale.

Nel mese di Giugno si terranno le Assemblee di Ateneo degli Iscritti
all'ANDU per eleggere:
1) i Delegati delle Sedi al Congresso (articoli 4 e 5);
2) il Coordinatore di Ateneo (comma 1 dell'articolo 14);
3) l'Esecutivo di Ateneo (comma 2 dell'articolo 14).
Le Assemblee di Ateneo sono aperte a tutti i docenti che vorranno
parteciparvi senza diritto di voto.
E' possibile iscriversi all'ANDU anche durante l'Assemblea di Ateneo. Per iscriversi all'ANDU prima dell'Assemblea di Ateneo:
http://www.bur.it/sezioni/moduliandu.rtf.

I Delegati di ogni Ateneo rappresenteranno il numero degli Iscritti della propria Università. Saranno rimborsate, a carico della 'cassa' nazionale, le spese di viaggio e una diaria di 35,00 euro a un Delegato per ogni 15 (o frazione di 15) iscritti dell'Ateneo.

Negli Atenei in cui ci sono già i Coordinatori (Camerino, Chieti-Pescara, Firenze, L'Aquila, Lecce, Messina, Milano, Padova, Palermo, Perugia, Pisa, Roma, Siena, Torino, Trieste) le Assemblee di Ateneo saranno convocate dai Coordinatori stessi.
Negli altri Atenei gli Iscritti interessati sono invitati a prendere al più
presto contatto con l'Esecutivo nazionale (
anduesec@tin.it) per indire l'Assemblea di Ateneo. I Componenti dell'Esecutivo nazionale sono disponibili a partecipare alle Assemblee di Ateneo.

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Sintesi delle
PROPOSTE DELL'ANDU
per una riforma della docenza e della governance.


DOCENZA
Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico,
articolato in tre fasce con uguali mansioni.
Ingresso nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e passaggio di fascia per idoneità nazionale individuale (a numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata della Facoltà dove il docente già lavora e continuerà a lavorare. Per il passaggio di fascia è indispensabile prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi
stipendiali.
Le commissioni, per i concorsi e per i passaggi, devono essere interamente sorteggiate e composte di soli ordinari.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore, prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facoltà e l'accesso ai fondi per la ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in una unica figura con adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternità, ferie, contributi
pensionistici) e libertà di ricerca.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti di terza fascia,

GOVERNANCE
Gli Atenei devono essere governati da strutture interamente elettive interne agli Atenei stessi e, in particolare, i Senati Accademici devono essere composti esclusivamente da rappresentanze paritetiche elette direttamente da ordinari, associati, ricercatori, tecnico-amministrativi e studenti. I rappresentanti dei docenti devono essere espressi da poche aree
(5-6) equivalenti, con elettorato attivo e passivo comune alle tre fasce.
Devono essere riconosciuti specifici ruoli ai Collegi dei Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di Corso di Studio.
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere normati dalla legge.
Il Sistema nazionale delle Università deve essere rappresentato da un unico Organo di autogoverno composto da rappresentanti eletti direttamente dai docenti espressi da poche aree (5-6) equivalenti, con elettorato attivo e passivo comune alle tre fasce. Di questo organismo devono fare anche parte consistenti rappresentanze dei tecnico-amministrativi e degli studenti,
elette direttamente dalle rispettive categorie. Devono essere riconosciuti specifici ruoli alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di Dipartimento.
==========



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post pubblicato in Diario, il 22 maggio 2006


Camera, via al dibattito

Il Vaticano contro la Bindi
"Posizioni indifendibili"

LA DIRETTA
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Prodi in aula, domani il voto.

Il Cavaliere: "Italiani all'estero non dovrebbero votare, non pagano le tasse...".
L'Osservatore Romano attacca il ministro della Famiglia

Pacs, Bonino a Repubblica RadioTv

"la Repubblica", 22-Maggio- 2006




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... mentre sui megaschermi scorrevano le immagini di povertà del terzo mondo
post pubblicato in Notizie ..., il 22 maggio 2006


La popstar si è esibita per oltre due ore nella prima data della tournée mondiale.
Il 6 agosto a Roma per l'unica tappa italiana

Madonna apre il tour a Los Angeles tra crocifissioni e insulti a Bush


<B>Madonna apre il tour a Los Angeles<br>tra crocifissioni e insulti a Bush</B>
Madonna


LOS ANGELES - In forma smagliante, tra lap dance, insulti a Bush e una crocifissione, Madonna è tornata in scena aprendo a Los Angeles il Confessions tour. Una folla da grandi occasioni ha applaudito per oltre due ore la popstar, 47 anni, che ha presentato dal vivo il nuovo album Confessions on a dancefloor. Con ironia e numerosi cambi di abito - firmati da Jean Paul Gaultier - Madonna ha riattraversato i venti anni di carriera, riproponendo anche una versione sexy di Like a virgin stretta in un bustino nero a bordo di una sella, passando per Ray of light o Lucky star.
Una spettacolare coreografia - con 15 ballerini, quattro musicisti e tre vocalists di sostegno - ha accompagnato la scaletta fino a quando Madonna ha indossato una corona di spine e si è "crocifissa", sospesa a una traversa sulle note di Live to tell mentre sui megaschermi scorrevano le immagini di povertà del terzo mondo.
In un altro momento un montaggio proponeva immagini di Bush, della sua amministrazione e del premier britannico Tony Blair alternati a Hitler, Osama bin Laden o il presidente dello Zimbawe Robert Mugabe. Altro riferimento a Bush e al sesso orale durante il brano "I love New York".
Il tour girerà negli States per due mesi, quindi riprenderà a luglio in Europa, dove toccherà otto città tra cui Roma, domenica 6 agosto allo stadio Olimpico, unica data italiana.
("la Repubblica", 22 maggio 2006)




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Leggete le news di Inform@re della Erickson
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 22 maggio 2006


Leggete http://www.formare.erickson.it




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"So che lo Stato che impone e applica la pena, non può rischiare, ..., nessuna vita"!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 22 maggio 2006


Visita in carcere a Diana Blefari. Cioè a una persona
di Maria Luisa Boccia

Ieri sono entrata per la prima volta nel carcere femminile di Rebibbia con Giovanni Russo Spena. Per Giovanni è un’esperienza da molti anni, ma non si è affatto abituato. Gli sono grata per aver potuto condividere con lui l’inizio della mia esperienza. Il motivo principale della nostra visita erano le condizioni di salute di Diana Blefari Melazzi.
Di lei ci ha dato notizie la direttrice, poi ci siamo recati al settore di sicurezza. Attualmente vi sono 17 donne, detenute per reati di associazione mafiosa o terrorista. Abbiamo visto le celle a quattro letti, tranne una più grande a sette letti, con un piccolo locale servizi annesso, e gli spazi comuni: il giardino, la palestra, la biblioteca, la stanza per le visite. Abbiamo parlato con alcune donne ed abbiamo sentito ripetere da loro, i problemi, purtroppo ben noti, della vita nelle carceri. Da quelli delle condizioni quotidiane a quelli giudiziari. Da quelli personali - in nessun altro luogo, come in questo, ciascuna persona e vita è una storia a sé, ed andrebbe conosciuta come tale - a quelli comuni. Breve incontro, brevi notizie; pure, nel portarle “fuori” con me ho avvertito che questo (intendo proprio la mia uscita) cambiava la mia consapevolezza politica del carcere. Come ho detto è stato l’inizio di un’esperienza e, come sempre, questo fa la differenza.
Collegato al settore di sicurezza vi è quello, più piccolo, del 41 bis, dove si trova Diana Blefari Melazzi. Condannata all’ergastolo per l’omicido di Marco Biagi e a otto anni per l’omicidio di Sergio D’Antona, è detenuta da pochi mesi a Rebibbia. Si è acuito di recente uno stato di sofferenza che, anche in passato, aveva seriamente allarmato per la sua salute. Per giorni ha rifiutato il cibo e le visite mediche, e tuttora trascorre la maggior parte del tempo a letto, in silenzio. Da quattro giorni c’è stato un leggero miglioramento: si nutre regolarmente e, sia pure poco, talvolta comunica. Con noi, comprensibilmente, non ha voluto farlo. Dalle notizie che ci hanno dato e dall’impressione che abbiamo avuto del suo stato ci è parso che Diana Blefari Melazzi mostri una grave e durevole incompatibilità con la condizione carceraria.
Anche se, al momento, non sembra esservi necessità di interventi di emergenza, la preoccupazione è forte. Ed è possibile che richieda una decisione del magistrato. In questi casi le alternative sono il trasferimento in una struttura sanitaria, o in carcere attrezzato con centro clinico, o in un ospedale psichiatrico giudiziario. Quest’ultimo però, spesso ha l’effetto di acuire le ragioni profonde di sofferenza e incompatibilità, invece che alleviarle.
Dovrà essere il magistrato a decidere se intervenire e quale soluzione può rispondere meglio all’esigenza di rendere più accettabile la costrizione della pena. Quello che noi possiamo e dobbiamo fare è continuare a preoccuparci per la sua salute e la sua vita; come per quella di ogni singola/o detenuta/o, di cui veniamo a conoscenza. Ne abbiamo la responsabilità.
Da ieri Diana Blefari Melazzi per me non è più solo un nome, è una donna viva e presente. Non posso però dire di conoscerla. Al momento non conosco neppure il processo, come è stata coinvolta in quei gravissimi omicidi, quali sono le sue responsabilità. Penso che la pena dell’ergastolo sia una privazione di per sé estrema. Talmente ultimativa da risultare, in concreto, incompatibile con la vita. E penso che vi sia chi, alla lettera, non può subirla, perché rischia la vita. Non so se Diana Blefari Melazzi è davvero tra questi. So che lo Stato che impone e applica la pena, non può rischiare, nel farlo, nessuna vita.
Anzi, dovrebbe operare per ridurre sia il ricorso al carcere, sia i reati penali, sia i costi per le vite umane che le pene infliggono. Ma questo è un discorso troppo serio e importante, per essere compresso in poche righe. Dovremo farlo presto, cominciando dall’amnistia e dall’indulto. Nel dibattito sulla fiducia in Senato il presidente Prodi ha parlato di un “obbligo” ad intervenire, oggi, sulla situazione delle carceri. Per attuarlo, abbiamo già fatto i primi passi, come gruppo di Rifondazione comunista-Sinistra europea. Speriamo che, anche questo, sia solo un inizio.

"Liberazione", 22 maggio 2006



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... sulle prime dichiarazioni rese dal Governo Prodi, a cui dovranno seguire ... i fatti!
post pubblicato in Riflettendo su ..., il 22 maggio 2006


Il governo non piace ai moderati, perché non è liberista (assoluta novità)

Ripercorriamo quanto è stato detto da rappresentanti del governo in questi primi giorni. Facciamone un elenco a braccio, molto schematico e senza un ordine. E’ stato detto che la guerra in Irak è stata un errore e bisogna ritirarsi nei tempi tecnici previsti; che sarebbe opportuno procedere ad una amnistia che svuoti le carceri e le renda più umane; che si deve iniziare subito una battaglia contro la precarietà del lavoro che non è certo una cosa buona e non ha dato sviluppo al paese; che per rilanciare l’economia si devono ridurre le tasse sul lavoro, ma che l’evasione fiscale invece va combattuta; che la parata del due giugno è una manifestazione militarista e sarebbe meglio abolirla; che la legge sulla droga, quella per cui un ragazzino può andare in galera perché trovato in possesso di qualche spinello, va abolita; che per ridurre la piaga dell’aborto sarà più semplice l’uso della pillola del giorno dopo; che i Cpt sono una brutta cosa e vanno chiusi perché non è certo quello il modo per affrontare in un paese civile il problema dell’immigrazione; che le grandi opere, a partire dal ponte sullo stretto di Messina, vanno sospese o annullate.
Sono tutte parole importanti che non possono non colpire per l’indicazione e l’evocazione di un cambiamento possibile. Qualcuno potrebbe obiettare che sono solo parole, che alcune di queste sono state pronunciate da esponenti della sinistra radicale, e che, prima di dare un giudizio sul governo, si deve vedere se alle parole seguiranno i fatti. Questo qualcuno (che poi è in ciascuno di noi che abbiamo votato per l’attuale maggioranza di governo) ha ragione. E ha doppiamente ragione se ricorda che anche sulla presenza delle donne in parlamento e al governo erano state dette molte parole alle quali non sono seguiti i fatti. E tuttavia sarebbe un errore a sottovalutare quelle parole e quelle intenzioni.
Esse hanno già provocato una rottura, hanno creato un’aspettativa, cominciano a dare un volto a questo governo.
Per avere una prova basta dare uno sguardo alle opinioni di chi pure ha sostenuto questa maggioranza, ha dichiarato apertamente il suo appoggio al centrosinistra, ma su posizioni centriste e moderate.
Nei giorni scorsi un autorevole editorialista Piero Ostellino, sul più importante giornale italiano, il Corriere della Sera, ha scritto un articolo nel quale affermava che questo nuovo esecutivo è fortemente egemonizzato dalla sinistra radicale. Naturalmente Ostellino esagerava, ma coglieva un punto e indicava un disappunto. Il punto è la constatazione, da parte dei liberisti, che questo governo non farà le cose che avrebbe fatto un governo di centro rivestito solo formalmente di una patina di sinistra. Il disappunto è di quella parte del paese, dell’opinione pubblica e anche dei poteri forti (dei quali quel giornale è espressione) che a questo obiettivo avevano puntato.
Un disappunto in qualche modo confermato da un altro acuto osservatore della politica italiana, Stefano Folli, che sul “Sole 24 Ore”, il giornale della Confindustria, lamentava nel governo Prodi l’assenza di un’anima, di una missione.
Ma è proprio vero? O piuttosto, non è vero che la missione e l’anima non sono esattamente quelle che questa parte di opinione pubblica si aspettava? Che il volto che il governo dell’Unione comincia a mostrare non è quello moderato e centrista nel quale si sperava?
In verità le parole dette dal nuovo governo (alle quali – lo ripetiamo puntigliosamente - devono seguire i fatti) hanno una loro importanza.
Intanto hanno rotto quell’antiberlusconismo generico che sembrava caratterizzare la ex opposizione, oggi maggioranza, e cominciano a dare a quel sentimento diffuso, giusto, ma generico dei contenuti, una sostanza, un volto.
In secondo luogo hanno fatto irrompere sul terreno della politica e quindi delle proposte, del pensiero e hanno dato maggiore dignità e peso a parole che parevano impronunciabili nei luoghi delle istituzioni, ai piani alti della politica.
Francamente non può non essere una bella soddisfazione per chi ha fatto decine di manifestazioni contro la guerra, per chi, rimanendo a casa, ha esposto le bandiere arcobaleno, per chi nelle Chiese ha pregato perché la guerra finisse, sentire un presidente del consiglio definirla nel suo discorso di presentazione del governo sbagliata e ingiusta.

C’è poi un terzo e ultimo, ma non meno importante motivo. Quelle parole indicano l’esistenza di una sinistra. Non sappiamo quanto riformista, quanto radicale, quanto moderata. E non ha neppure importanza saperlo adesso. C’é. E questo basta per ricominciare una discussione, una battaglia politica anche dura, e forse anche per prevedere delle divisioni, ma all’interno di un comune sentire. Quel sentire che non dà al lavoro solo il significato di merce, ma pensa che sia un diritto e magari discute su come questo diritto deve vivere e deve attestarsi. Che non ritiene la libertà, anche quella del mercato, prerogativa dei forti che possano usarla senza limiti contro i deboli, ma pensa che essa vada garantita a tutti. Che considera la Costituzione italiana ancora propulsiva nelle sue indicazioni di fondo. E lo Stato come un mezzo per equilibrare, armonizzare, la vita di tutti i cittadini.
E allora non sottovalutiamo quelle parole. E aspettiamo con qualche speranza i fatti. Se non seguiranno dovremo far sentire la voce di chi non è d’accordo.

Ps. Tra i fatti suggeriamo una legge che garantisca davvero alle prossime elezioni la presenza del cinquanta per cento delle donne nei consigli comunali, regionali e, perché no, in parlamento.

di Ritanna Armeni ("Liberazione", lunedì 22 maggio)



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Leggiamo da Pedagogistionline una lettera di un dottore in Scienze dell'educazione di Parma
post pubblicato in Per gli allievi universitari, il 22 maggio 2006


Cari colleghi
sono laureato in Scienze dell'Educazione con indirizzo per Educatori Professionali,dopo essere stato 8 anni nell'inferno delle cooperative (chi ci ha lavorato può comprendermi!) sono riuscito ad evere un incarico a  tempo determinato nell'Az. USL della mia città, in qualità di educatore professionale cat. D. Di quì l'amara scoperta: qualora esca il concorso per il posto di ruolo IO NON POSSO PARTECIPARE PERCHE' LAUREATO!!!!!!. la laurea in Scienze dell'educazione ai fini concorsuali NON VALE NULLA. Mi dicono che l'università non ha mai fatto un accordo con il ministero della Sanità per la validazione del titolo. Gli unici che possono parteciare ai concorsi pubblico per ed. prof. sono i diplomati delle vecchie scuole regionali e il laureati "Educatore Professionale" delle Facoltà di Medicina!!!!!!!!
Praticamente l'Università Statale di Parma mi ha rilasciato un titolo che specifica una professione, ma ai fini di quella professione non è valido.
E' come se un laureato in medicina non potesse fare il medico. Siamo alla follia pura. Penso che tali nefandezze in Europa accadano solo da noi.
Come se non bastasse le Facoltà di scienze della Formazione continuano a sfornare laureati che solo dopo la lurea si accorgono di tale situazione.
Sto seriamente pensando di espatriare. Scusate lo sfogo. "VIVA L'ITALIA!!!"

pietro.abrati@libero.it

alessandro_prisciandaro@ngi.it

http://it.groups.yahoo.com/group/pedagogistionline/




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Riceviamo da Associazione Partenia segnalazione articolo di U. Galimberti
post pubblicato in Riceviamo da ..., il 22 maggio 2006


Infinito
U.Galimberti
"la Repubblica Donne", 20.5.05
In questi 500 numeri di D le lettrici e i lettori hanno messo in pagina, nella rubrica delle lettere, 500 degli infiniti problemi che costellano la condizione umana. Perché l'uomo è una contraddizione, anzi quella contraddizione infinita per cui si distingue dall'animale, il quale, codificato com'è dall'istinto, trascorre la sua esistenza nella più assoluta aproblematicità. Terrorizzato dal non avere confini nel porsi i problemi e cercare soluzioni, l'uomo ha sempre attribuito alla divinità la prerogativa dell'infinito, e dalla divinità ha atteso norme, regole, precetti, comandamenti che dessero un perimetro alla sua vita e lo togliessero da quella condizione angosciante che è il senza-confine. Ma neppure Dio, nella sua infinita onniscienza e onnipotenza, aveva risposte adeguate alle umane domande che chiedevano conto del dolore dell'anima e dei mali della terra. Fu così che la parola "mistero", con cui le religioni avvolgono il silenzio di Dio, fu riconsegnata agli uomini, affinché non venissero meno al loro compito, che non è quello di assestarsi in risposte pacificanti, ma di inoltrarsi in quel percorso che è il domandare infinito. Nella rubrica delle "Lettere" ho assecondato questo percorso con quella formula che non prevedeva risposte, ma la radicalizzazione delle domande. E questo in omaggio all'uso della ragione, la quale, anche se è, come vuole l'immagine di Kant, un'isola piccolissima nell'oceano dell'irrazionale, è pur sempre la prerogativa specifica dell'umano, che non può arrestare il suo infinito domandare in quella palude dell'ovvio, così massicciamente distribuito dai media, affinché gli uomini non si interroghino troppo e, come pecore ben allineate, seguano senza inciampi i percorsi ben definiti che altri hanno approntato per loro. Per questo non ho mai dato consigli e non ho mai indicato la via. Io stesso non la conoscevo. Sapevo però che una domanda si fa lacerante e un problema diventa assillante quando l'orizzonte in cui lo si discute è troppo angusto e limitato il suo perimetro. Bisognava allora allargare l'orizzonte, espanderlo all'infinito, affinché ciascuno potesse rendersi conto di non essere il centro dell'universo, ma quella "canna pensante", come vuole l'immagine di Pascal, che ha nella profondità del suo pensiero, mai disgiunto dalla passione del cuore, se non le risposte, almeno le risorse per vivere. Fiducia nelle proprie capacità e fedeltà alla condizione umana che, a differenza di quella animale, in null'altro consiste se non in quel compito infinito di porre domande, di problematizzare l'esistente, di non assopirsi in quei sogni beati di chi ritiene che la vita debba essere "senza pensieri", quando invece l'uomo è un prodotto di lotte, intime e sociali, la cui soluzione provvisoria va cercata in quel dialogo infinito con gli altri, capace di allargare la sua visione del mondo, la cui angustia è la vera responsabile dell'acuirsi del dolore nell'insolubilità dei problemi. Le domande rimbalzavano da lettore a lettore. Il mio compito era solo quello di aprire lo spazio di gioco senza confini, come vuole la prima parola della filosofia: "apeiron" che siamo soliti tradurre con "infinito", perché la vera risposta non è quella che chiude il discorso, ma quella segretamente custodita dalla domanda successiva, la quale, con l'insistenza infinita dell'onda sulla stessa riva, modifica il profilo della terra, persuadendoci che nessun dolore è definitivo, nessun problema è insolubile, nessuna risposta è ultima, perché così vuole l'essenza dell'uomo che Nietzsche ha definito: "animale non ancora stabilizzato" e da ciò affidato, come ogni viandante senza meta, all'interrogazione infinita. A questa infinità ho cercato, nelle 500 lettere che si sono succedute, di essere assolutamente fedele, persuaso com'ero che solo così era possibile testimoniare la mia fedeltà all'inquieta e, proprio perché inquieta, affascinante condizione umana.
 
 
ASSOCIAZIONE PARTENIA http://utenti.lycos.it/partenia



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