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di Ignazio Licciardi
2005: dal 2 Gennaio al 30 Agosto (pagg.2)
post pubblicato in Caro papà, ..., il 4 settembre 2005


Associazione “Centro Studi e  Ricerche  Éros e LÓgos


degli amanti delle Arti, delle Scienze, delle Lettere e della Formazione


fondata nel gennaio 2005 in ricordo e in memoria del 


Prof. Ugo Licciardi Senior


 (Palermo 23 Aprile 1921 – Palermo 2 Gennaio 2005)

Pagina 2

 

Caro papà,

nel Giorno del Signore, allo sbocciare del Nuovo Anno, hai deciso di andartene, da solo, senza voler distrurbare nessuno, senza far preoccupare ulteriormente nessuno. Hai atteso che, prima, io andassi via, poi, altri e …, poi ancora, solo al cospetto dell’estranea mercenaria, hai salutato tutti e, sì, sei andato via, lasciandoci soli e sperduti, però!

Poi, gli ultimi fortunati ad averti conosciuto che mi stringevano a loro; poi, quei parenti che rivedi soltanto in certe occasioni e il tuo caro Santi volato per te da Milano; frate Arcangelo che ha voluto benedirti; poi, la pioggia battente; poi, il sole del giorno dopo che ci ha protetti mentre ti accompagnavamo nel giardino che il tuo Arturo aveva anche per te pensato e voluto.

Poi, i tuoi alunni della VE del Liceo Classico “Empedocle”, memori del lontano 1953, ti hanno voluto salutare e con loro alcuni amici tra i più cari a te, tra cui il professor Ciccio akragantino primeggia.

E, poi, mi sono chiesto, pure, fino ad ieri l’altro: ma perché non mi compare in sogno papà? E, così, tu, benevolo, mi sei venuto incontro. Dormivo, quel pomeriggio, e sognavo una giornata calda in una stanza in penombra, vuota, un solo tavolino, quadrato, al centro, quasi, della stanza vuota; sul tavolino una candela accesa, alta; dietro la candela una immagine, forse di me, posta tra la candela e le persiane socchiuse che creavano penombra ed al contempo una falsa frescura. Poi, non so se io o se fu quell’immagine ad alzarsi; aprii io, o aprì quella, la porta e, attraversato un corridoio, uno spazio illuminato, dove primeggiavano le tue spalle nude e giovani, dei pantaloncini blu che lasciavano scoperte le gambe di cui tu andavi orgoglioso, soprattutto per le tue caviglie (ti prendevamo sempre in giro per il tuo colorito ma scherzoso orgoglio, ti ricordi?). Poi, un abbraccio tra te e me, mentre io piangevo per averti ritrovato, come se t’aspettassi, ma incredulo di ritrovarti; tu non più piccoletto e fragile, ma forte come una volta e notavo i tuoi capelli neri ricresciuti sul tuo capo e, poi, come sempre tu facevi, con una mano mi battevi sulla spalla accarezzandomela e con l’altra quasi respingendomi, come infastidito dal lungo abbraccio, quasi a volermi dire: “non è da uomini”! Poi, d’un tratto, il nostro abbraccio oramai incerto fu avvolto da quello della mamma, bianca e canuta lei, che piangeva anch’ella; e intorno a noi giravano delle figure che ogni tanto ci toccavano, sfiorandoci. Poi, il risveglio da una realtà che non voleva farsi accettare come sogno, ma come realtà anch’essa. Grazie, papà!

Palermo, 22 Gennaio 2005

                                                                                                                             Ignazio




permalink | inviato da il 4/9/2005 alle 14:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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